Lo sviluppo sensoriale del feto – L’udito

Categories In evidenza, La gravidanza

Moltissimi studi hanno dimostrato come il feto tra la 26 e la 28 settimana di gestazione reagisce agli stimoli uditivi. Un rumore forte provoca in lui un’accelerazione del ritmo cardiaco e dei movimenti, che possono essere ben osservati con l’ecografia.

Se il rumore è troppo forte il bimbo può sussultare, se è più dolce, può battere le palpebre, contrarre il busto, stendere e piegare gli arti.

Queste percezioni uditive, sono possibili grazie alla maturazione anatomica e funzionale dell’orecchio medio che avviene a partire dalla ottava settimana di gestazione e si completa alla trentacinquesima settimana di gestazione.

Il feto percepisce suoni che provengono dal corpo materno (cuore, digestione, voce della mamma) e suoni esterni (voci, musica, rumori…)

È proprio sulla voce della mamma che vorrei soffermarmi.Questa ,dall’interno, attraversa i tessuti e le ossa fino ad arrivare all’utero. Si è potuto stabilire che la voce materna emessa a 60 decibel giunge al feto a 24 decibel, mentre le altre voci femminili esterne lo raggiungono con una intensità variabile tra gli 8 e i 12 decibel. Ciò spiega la familiarità del bambino con la voce della mamma alla nascita e la possibilità di riconoscerla tra le altre.                                                                                                                                                                                                                                                                Il feto non comprende le parole, non afferra il senso del discorso, ma riconosce ed afferra il ritmo, l’intonazione particolare di quelle parole.  Sente e si nutre della carica affettiva di certe parole.  Così, dopo la nascita, i sensi già quasi tutti sviluppati, saranno i suoi punti di riferimento e lo rassicureranno tra la moltitudine di nuove sensazioni che dovrà affrontare venendo al mondo. Se teniamo conto di questo, se guardiamo al feto come una persona con un tatto, un gusto un olfatto, un udito e una vista in via di sviluppo, forse sarà più facile relazionarci con lui, sarà più facile tessere quel legame madre- figlio, “come una corda dove non si possono distinguere i fili che la compongono”. (Jean Pierre Relier)

Al di là della comunicazione tattile, gli possiamo parlare, raccontargli storie, cantargli ninne nanna, perché, quando una mamma parla al proprio bambino in utero, svolge una doppia funzione: attira la sua attenzione, lo abitua alla sua voce e gli fa capire che lo sta aspettando, inoltre si abitua a considerare il suo bambino non come parte integrante di se stessa, ma come un altro essere, indipendente.  Si prepara alla separazione, non sempre facile, si prepara ad aprirsi ad una nuova vita che per potersi sviluppare bene, ha bisogno di attenzioni e di amore.