Abbracciamoci in fascia

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Il BABYWEARING è una pratica che consiste nel “portare” addosso i bambini da 0 a 3 anni con fasce e marsupi. Questa modalità di trasporto, usuale in alcune culture, in Occidente è stata riscoperta solo da qualche decennio per i suoi effetti benefici sullo sviluppo psicofisico del neonato e sulla relazione tra genitore e bambino.
Dopo circa 9 mesi nel grembo materno, i bambini una volta nati, non hanno la percezione del proprio corpo e sono convinti di essere ancora tutt’uno con la mamma, necessitano di un ulteriore periodo di “contatto “, detto anche “Esogestazione” . La fascia permette di: ricreare un ambiente simile al grembo materno, in cui il bambino trova le condizioni ottimali per il suo benessere emotivo: vicinanza, calore, affetto e nutrimento.

Soddisfa il bisogno di contatto del neonato
Dopo nove mesi di calore, intimità con l’utero materno e costante movimento, un neonato ha un profondo bisogno di contatto con i propri genitori. I bambini portati in fascia, a stretto contatto con il corpo dei genitori, apprezzano notevolmente questa vicinanza e intimità. Il contatto corpo a corpo, infatti, risponde ad un suo bisogno primordiale e profondo. Allo stesso modo, anche la madre apprezza moltissimo questo contatto così intimo e speciale, un naturale e fisiologia continuazione della gravidanza.

Fornisce un senso di protezione e sicurezza
Portato in fascia, il bambino si sente protetto e sicuro. Avvolto dolcemente dal tessuto e comodamente appoggiato al corpo della mamma o del papà, é in grado di sentirne il calore, l’odore, la voce, il battito del cuore. Può riconoscere il volto e mantenere un costante contatto visivo con chi lo porta.                                                                                                       Il bimbo vive “all’altezza” del genitore, ha la possibilità di osservare il mondo e di ricevere stimoli, condividendo l’esperienza dell’adulto.

Aiuta a ridurre il pianto del bambino
Alcune ricerche dimostrano che bambini “portati” quotidianamente piangono significativamente di meno rispetto a quelli “non portati”. Nella fascia porta bebè, infatti, il bambino partecipa attivamente alle normali attività quotidiane dei suoi genitori: può osservare e ascoltare ciò che il mamma o papà stanno facendo, con notevoli vantaggi per il suo sviluppo psicologico. Quando è stanco semplicemente chiude gli occhi e si addormenta, al sicuro della protezione che la fascia e il genitore gli offrono. 

Stimola la funzione termoregolatrice del neonato
La costante vicinanza col corpo del genitore stimola la funzione termoregolatrice del corpo del neonato che, da solo, non è in grado di regolare la propria temperatura corporea. Il corpo della mamma o del papà, così a stretto contatto col corpo del bambino, stabilizzeranno così la sua temperatura soprattutto nei primi mesi di vita.

Stimola uno sviluppo equilibrato
In fascia il bambino sperimenta il mondo circostante da una posizione di sicurezza. L’enorme quantità di stimoli che lo investe non lo spaventa, perchè è protetto e a contatto con la sua mamma o col suo papà. Il senso di sicurezza risulta decisivo nello sviluppo di una positiva immagine di sé stessi e, più tardi, forma le basi di una personalità autonoma. Al contrario di quanto si crede, portare il proprio bambino nella fascia non lo rende viziato e dipendente, ma bensì l’opposto: incontrando le sue necessità e rassicurandolo, lui acquisirà sicurezza e avrà meno difficoltà poi a staccarsi dalla madre a tempo debito.                                                                                                                                                                                                  Il senso dell’equilibrio è sollecitato di continuo.

Rispetta le anche e la spina dorsale del bambino, evitando di sovraccaricarla precocemente
Nella fascia porta bebè il bacino, le anche e le gambe del bambino assumono una posizione fisiologica cosiddetta “a gambine di rana” o “a M”: il tessuto della fascia, infatti, mantiene le gambe molto divaricate, con le ginocchia più alte rispetto al sederino. Questa posizione è indicata per tutti i neonati ed è addirittura consigliata per la prevenzione e la cura della displasia all’anca. Con le gambine bene allargate ed il bacino sostenuto dal tessuto, la spina dorsale del bambino è portata ad incurvarsi in maniera naturale formando una grande C, esattamente come nel ventre materno durante la gravidanza. Con la colonna vertebrale ben sostenuta dalla fascia, quindi, il bambino tenderà ad appoggiare la testa al petto di chi lo porta fino al momento in cui sarà in grado di sollevarla autonomamente (ed evitando quindi che la colonna sia precocemente sovraccaricata dal peso della testa). Si ritiene, inoltre, che questa posizione agevoli lo sviluppo della muscolatura dorsale, portando il bambino a sostenere autonomamente il capo in tempi brevi.

Aiuta il papà ad entrare il relazione con il bambino
Durante i primi mesi di vita del neonato non è sempre facile per un giovane papà instaurare col proprio bambino un legame profondo come quello che lo lega alla madre. Con la fascia porta bebè anche il padre è messo in grado di instaurare già da subito un profondo legame con il proprio cucciolo, tenendolo ben stretto al proprio petto, dove il piccolo potrà imparare a conoscerne l’odore, i movimenti, il suono della voce.

Garantisce comfort e comodità per entrambi
Le fasce porta bebè sono supporti ergonomici che garantiscono quindi non solo il pieno rispetto delle esigenze dei bambini, ma anche un’ottima distribuzione del loro peso sul busto e la schiena di chi li porta. Portare un bambino in fascia risulta quindi molto confortevole per il genitore, che potrà utilizzarla anche per molte ore durante la giornata, senza affaticare collo e schiena. Se si comincia a “portare” già dai primi mesi di vita, poi, la muscolatura del genitore si adatterà al crescente peso del bambino, senza percepirne eccessivamente l’aumento. A seconda della tipologia, alcune fasce sono più indicate di altre per portare i bambini più grandi e pesanti.

 

 

 

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